Quanto rende il tabacco allo Stato?
Pubblicato il 28 giugno 2026

Ogni volta che si vende un pacchetto di sigarette, gran parte del prezzo finisce direttamente nelle casse dello Stato. Quando un pacchetto di Marlboro è passato da circa 3,20 € nel 2000 a oltre 13 € nel 2026 in Francia, non è stato il produttore a intascare la maggior parte dell'aumento: è stata la fiscalità. Ma quanto rende davvero il tabacco e questo denaro giustifica la dipendenza dei bilanci pubblici?
Le entrate fiscali del tabacco: accisa e IVA
Il prezzo di un pacchetto si fonda su due grandi prelievi. Prima l'accisa, un'imposta specifica sul tabacco, calcolata per pacchetto e in base al prezzo. Poi l'IVA, applicata come su qualsiasi altro prodotto. Sommate, queste imposte rappresentano spesso il 70-80 % del prezzo di un pacchetto nei Paesi europei a fiscalità elevata.
In altre parole, su un pacchetto venduto a 13 €, il commerciante e il produttore trattengono solo una frazione dell'importo. Il resto costituisce un'entrata pubblica regolare e prevedibile, il che ne fa uno strumento di bilancio apprezzato dai ministeri delle Finanze.
Diversi miliardi di euro l'anno
Su scala di un grande Paese, questi prelievi si misurano in miliardi di euro ogni anno. Il consumo di massa, anche se in calo, combinato con un prezzo elevato, genera un flusso considerevole. I divari tra Paesi sono notevoli:
- Il Regno Unito è uno dei mercati più cari, con un pacchetto intorno ai 17 €.
- La Francia supera ormai i 13 € a pacchetto.
- All'opposto, alcuni Paesi restano molto economici, intorno ai 3 € (Tunisia, Andorra).
- Più alto è il prezzo, maggiore è la quota fiscale e quindi il gettito per pacchetto.
Questi ordini di grandezza spiegano perché il tabacco figuri tra le fonti di entrate indirette più monitorate dagli Stati.
Il paradosso: entrate contro costo sanitario
Il tabacco rende molto, ma costa anche molto caro alla collettività. Malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie: l'assistenza medica, le assenze dal lavoro e la perdita di produttività rappresentano un conto sociale considerevole.
Numerose analisi stimano che il costo sociale del fumo superi ampiamente le entrate fiscali che esso genera. L'imposta non è quindi una semplice entrata: mira anche a dissuadere il consumo e a compensare parte dei danni. Presentare il tabacco come un 'buon affare' per le finanze pubbliche sarebbe perciò fuorviante.
Dove va concretamente questo denaro?
Nella maggior parte dei Paesi, le imposte sul tabacco alimentano il bilancio generale dello Stato. Non sono automaticamente riservate a un uso preciso: finanziano la spesa pubblica come qualsiasi altra imposta.
Alcuni Paesi scelgono tuttavia di destinare una parte di queste entrate alla sanità: finanziamento dell'assistenza sanitaria, programmi di prevenzione o aiuti alla disassuefazione. Questa destinazione resta variabile e spesso parziale, il che alimenta il dibattito sull'uso reale della 'manna del tabacco'.
Meno fumatori, ma prezzi più alti
Il consumo di tabacco diminuisce nella maggior parte dei Paesi sviluppati. Si potrebbe pensare che le entrate crollino: non è sempre così. L'aumento regolare dei prezzi e delle imposte compensa in parte il calo del numero di pacchetti venduti.
Ma questo equilibrio è fragile e temporaneo. A lungo termine, se il numero di fumatori continua a calare e se il commercio parallelo si sviluppa con prezzi molto bassi nei Paesi vicini, le entrate finiranno per diminuire. Gli Stati devono quindi anticipare un'erosione progressiva di questa risorsa.
La dipendenza di bilancio: un dilemma
È proprio questo il paradosso: uno Stato la cui politica di sanità pubblica mira a far scomparire il fumo dipende, d'altra parte, dalle entrate che esso genera. Ridurre il consumo significa, alla lunga, prosciugare la propria risorsa.
A livello europeo, la revisione della direttiva sulla fiscalità del tabacco, talvolta chiamata 'TPD3', è attesa verso il 2028-2030. Potrebbe armonizzare ulteriormente le imposte e includere i nuovi prodotti (svapo, bustine di nicotina). Per gli Stati, la sfida sarà conciliare l'obiettivo sanitario con la stabilità delle entrate.

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